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L'Erasmo si presenta > Progetti, attività varie e foto: storia dell'Erasmo >a.s.2007/08


L'Erasmo incontra il Rwanda

Viaggio a Kigali - Riflessioni

La visita al memoriale del genocidio è stato uno dei momenti più importanti della nostra permanenza a Kigali.
Gli stati d’animo vissuti hanno oscillato tra inadeguatezza, dolore, impotenza, senso di colpa, rabbia, sconcerto, orrore.
Ma anche serenità, fiducia, gioia, appartenenza.
Quali e quanti diritti umani e anche i diritti per l’infanzia sono stati violati?
Prima di vedere immagini strazianti, osservare le facce delle persone uccise ingiustamente, di ascoltare le testimonianze e provare quel brivido che blocca il respiro, non ci rendevamo realmente conto di quanta violenza, distruzione e aggressività fosse nascosta dietro al genocidio del Rwanda.
Adesso non è solo un film o un evento storico distante da noi, ma qualcosa che abbiamo conosciuto direttamente sui volti delle persone violentate e scampate alla morte, ora tornate a sorridere, che parlavano dei propri cari, dei loro ricordi e della vita futura.
In Rwanda ci sono vittime e carnefici che convivono con questo trauma.
Ci si può riconciliare ma non dimenticare.

Il protagonista di Hotel Rwanda, Paul Rusesabagina è in Belgio e non rientra in patria anche perché non è gradito.
In Rwanda si dice che il suo coinvolgimento non sia così limpido e trasparente e che abbia fatto tutto per denaro.

Per correttezza non possiamo trarre delle conclusioni senza il punto di vista di Paul.
Ci piace pensare a Paul come "l’uomo solo" che può fare la differenza, non obbedisce alla burocrazia e alla gerarchia in modo acritico ma si pone davanti alle situazioni con l’etica della responsabilità individuale della libera scelta.
Gran parte dei mandanti e dei perpetratori della carneficina trovano tuttora rifugio nella Repubblica Democratica del Congo e nei paesi occidentali.
I finanziamenti occidentali hanno permesso al popolo del Rwanda di ricostruire il loro paese.
Abbiamo riscontrato una forte intenzionalità di abbattere la povertà, l’AIDS, la malaria e di innalzare il livello di istruzione delle donne e di sviluppo economico.
Il Rwanda è il paese delle mille colline ma è anche il paese più popolato dell’Africa sub-sahariana e questa crescita continua potrebbe aumentare la disoccupazione e portare alla carestia.
Abbiamo conosciuto altre realtà tuttora povere e in guerra.
In Burundi i conflitti etnici continuano.
Nel Darfur c’è la guerra, nel Sudan Ovest c’è la guerra da 2 anni.
Sappiamo da fonti non ufficiali che in Kenia i conflitti durano da anni.
Anche padre Alex Zanotelli due anni fa ci ha raccontato che nella periferie di Nairobi la sopravvivenza umana non è garantita.
Ogni anno Eleonora dell’Associazione UnAltromondo ci rammenta che la fame e la malaria colpiscono il Malì.
Tutte le persone che abbiamo conosciuto ci hanno regalato sguardi, abbracci, canti, e balli contagiosi che, malgrado tutto, parlavano di un futuro speranzoso.
Siamo stati coinvolti nei loro racconti e nella loro forza d’animo nell’aiutare gli altri.
Ci sono rimasti impressi anche gli occhi dolci e curiosi dei bambini che si avvicinavano al nostro passaggio e ci chiedevano fotografie e sorrisi.
Tutto ciò resterà a lungo nei nostri ricordi e nel cuore.